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December 27 Broken CarBROKEN CAR (Vanilla Sky)
Grey is the sky today and so is my heart memories of a friendship that now seems so far, chased dreams of past days...I was really fine! I have never thought my best friends could ruin all this time I told you about my jealousy and what makes me feel sad don't you really understand why I feel so bad? are you still the girl who, smiling, won the fight against the run-down battery of my broken car? that's a song to say goodbye, to a girl that I still love as a friend I hope she'll understand what I mean... Everything falls down to the ground everything i hate: it happened! now i ran away: it's over! The cd players is running. That is our song. It reminds me of a the time gone, where I don't belong. this is my decision: we won't meet again! that's the only way in which we can still be friends Please dont say anything!Please dont say a word! I want you to run away instead of fighting against the world I won't to take a step back, I won't look back no more just becauseI'm scared of how much I felt lost before.... that's a song to say goodbye, to a girl that I still love as a friend I hope she'll understand what I mean... Everything falls down to the ground everything i hate: it happened! now i ran away: it's over! Everything falls down to the ground I won't meet again the girl I want to be my friend. It's over! December 24 Buon Natale a tutti!Racconto di Natale di Italo Calvino
Non c'è epoca dell'anno più gentile e buona, per il mondo dell'industria e del commercio, che il Natale e le settimane precedenti.
Sale dalle vie il tremulo suono delle zampogne; e le società anonime, fino a ieri freddamente intente a calcolare fatturato e dividendi, aprono il cuore
agli affetti e al sorriso. L'unico pensiero dei Consigli d'amministrazione adesso è quello di dare gioia al prossimo, mandando doni accompagnati da messaggi d'augurio sia a ditte consorelle che a privati; ogni ditta si sente in dovere di comprare un grande stock di prodotti da una seconda ditta per fare i suoi regali alle altre ditte;
le quali ditte a loro volta comprano da una ditta altri stock di regali per le altre; le finestre aziendali restano illuminate fino a tardi, specialmente quelle del magazzino, dove il personale continua le ore straordinarie a imballare pacchi e casse; al di là dei vetri appannati, sui marciapiedi ricoperti da una crosta di gelo s'inoltrano gli zampognari, discesi da buie misteriose montagne, sostano ai crocicchi del centro, un po' abbagliati dalle troppe luci, dalle vetrine troppo adorne, e a capo chino dànno fiato ai loro strumenti; a quel suono tra gli uomini d'affari le grevi contese d'interessi si placano e lasciano il posto ad una nuova gara: a chi presenta nel modo più grazioso il dono più cospicuo e originale. Alla Sbav quell'anno l'Ufficio Relazioni Pubbliche propose che alle persone di maggior riguardo le strenne fossero recapitate a domicilio da un uomo vestito da Babbo Natale.L'idea suscitò l'approvazione unanime dei dirigenti. Fu comprata un'acconciatura da Babbo Natale completa: barba bianca, berretto e pastrano rossi bordati di pelliccia, stivaloni.
Si cominciò a provare a quale dei fattorini andava meglio, ma uno era troppo basso di statura e la barba gli toccava per terra, uno era troppo robusto e non gli entrava il cappotto, un altro troppo giovane, un altro invece troppo vecchio e non valeva la pena di truccarlo.
Mentre il capo dell'Ufficio Personale faceva chiamare altri possibili Babbi Natali dai vari reparti, i dirigenti radunati cercavano di sviluppare l'idea: l'Ufficio Relazioni Umane voleva che anche il pacco-strenna alle maestranze fosse consegnato da Babbo Natale in una cerimonia collettiva;
l'Ufficio Commerciale voleva fargli fare anche un giro dei negozi; l'Ufficio Pubblicità si preoccupava che facesse risaltare il nome della ditta, magari reggendo appesi a un filo quattro palloncini con le lettere S, B, A, V.
Tutti erano presi dall'atmosfera alacre e cordiale che si espandeva per la città festosa e produttiva; nulla è più bello che sentire scorrere intorno il flusso dei beni materiali e insieme del bene che ognuno vuole agli altri; e questo, questo soprattutto - come ci ricorda il suono, firulí firulí, delle zampogne -, è ciò che conta. In magazzino, il bene - materiale e spirituale - passava per le mani di Marcovaldo in quanto merce da caricare e scaricare. E non solo caricando e scaricando egli prendeva parte alla festa generale, ma anche pensando che in fondo a quel labirinto di centinaia di migliaia di pacchi lo attendeva un pacco solo suo, preparatogli dall'Ufficio Relazioni Umane; e ancora di più facendo il conto di quanto gli spettava a fine mese tra
" tredicesima mensilità " e " ore straordinarie ". Con qui soldi, avrebbe potuto correre anche lui per i negozi, a comprare comprare comprare per regalare regalare regalare, come imponevano i più sinceri sentimenti suoi e gli interessi generali dell'industria e del commercio.
Il capo dell’Ufficio Personale entrò in magazzino con una barba finta in mano: - Ehi, tu! - disse a Marcovaldo. - Prova un po' come stai con questa barba. Benissimo! Il Natale sei tu. Vieni di sopra, spicciati. Avrai un premio speciale se farai cinquanta consegne a domicilio al giorno. Marcovaldo camuffato da Babbo Natale percorreva la città, sulla sella del motofurgoncino carico di pacchi involti in carta variopinta, legati con bei nastri e adorni di rametti di vischio e d'agrifoglio. La barba d'ovatta bianca gli faceva un po’ di pizzicorino ma serviva a proteggergli la gola dall'aria. La prima corsa la fece a casa sua, perché non resisteva alla tentazione di fare una sorpresa ai suoi bambini. " Dapprincipio, - pensava, non mi riconosceranno. Chissà come rideranno, dopo! "
I bambini stavano giocando per la scala. Si voltarono appena. - Ciao papà. Marcovaldo ci rimase male. -Mah... Non vedete come sono vestito? - E come vuoi essere vestito? - disse Pietruccio. - Da Babbo Natale, no?- E m'avete riconosciuto subito?- Ci vuol tanto! Abbiamo riconosciuto anche il signor Sigismondo che era truccato meglio di te!- E il cognato della portinaia!- E il padre dei gemelli che stanno di fronte!- E lo zio di Ernestina quella con le trecce!- Tutti vestiti da Babbo Natale? - chiese Marcovaldo, e la delusione nella sua voce non era soltanto per la mancata sorpresa familiare, ma perché sentiva in qualche modo colpito il prestigio aziendale. - Certo, tal quale come te, uffa, - risposero i bambini, - da Babbo Natale, al solito, con la barba finta, - e voltandogli le spalle, si rimisero a badare ai loro giochi.Era capitato che agli Uffici Relazioni Pubbliche di molte ditte era venuta contemporaneamente la stessa idea; e avevano reclutato una gran quantità di persone, per lo più disoccupati, pensionati, ambulanti, per vestirli col pastrano rosso e la barba di bambagia. I bambini dopo essersi divertiti le prime volte a riconoscere sotto quella mascheratura conoscenti e persone del quartiere, dopo un po' ci avevano fatto
l'abitudine e non ci badavano più.Si sarebbe detto che il gioco cui erano intenti li appassionasse molto. S'erano radunati su un pianerottolo, seduti in cerchio. - Si può sapere cosa state complottando? - chiese Marcovaldo.
- Lasciaci in pace, papà, dobbiamo preparare i regali.- Regali per chi?- Per un bambino povero. Dobbiamo cercare un bambino povero e fargli dei regali.- Ma chi ve l'ha detto?- C'è nel libro di lettura. Marcovaldo stava per dire: " Siete voi i bambini poveri! ", ma durante quella settimana s'era talmente persuaso a considerarsi un abitante del Paese della Cuccagna, dove tutti compravano e se la godevano e si facevano regali, che non gli pareva buona educazione parlare di povertà, e preferì dichiarare: - Bambini poveri non ne esistono più!S'alzò Michelino e chiese: - È per questo, papà, che non ci porti regali?Marcovaldo si sentí stringere il cuore. - Ora devo guadagnare degli straordinari, - disse in fretta, - e poi ve li porto.- Li guadagni come? - chiese Filippetto.- Portando dei regali, - fece Marcovaldo.- A noi?- No, ad altri.- Perché non a noi? Faresti prima.. Marcovaldo cercò di spiegare: - Perché io non sono mica il Babbo Natale delle Relazioni Umane: io sono il Babbo Natale delle Relazioni Pubbliche. Avete capito?- No.- Pazienza -. Ma siccome voleva in qualche modo farsi perdonare d'esser venuto a mani vuote, pensò di prendersi Michelino e portarselo dietro nel suo giro di consegne. - Se stai buono puoi venire a vedere tuo padre che porta i regali alla gente, - disse, inforcando la sella del motofurgoncino. - Andiamo, forse troverò un bambino povero, - disse Michelino e saltò su, aggrappandosi alle spalle del padre. Per le vie della città Marcovaldo non faceva che incontrare altri Babbi Natale rossi e bianchi, uguali identici a lui, che pilotavano camioncini o motofurgoncini o che aprivano le portiere dei negozi ai clienti carichi di pacchi o li aiutavano a portare le compere fino all'automobile. E tutti questi Babbi Natale avevano un'aria concentrata e indaffarata, come fossero addetti al servizio di manutenzione dell'enorme macchinario delle Feste. E Marcovaldo, tal quale come loro, correva da un indirizzo all'altro segnato sull'elenco, scendeva di sella, smistava i pacchi del furgoncino, ne prendeva uno, lo presentava a chi apriva la porta scandendo la frase:- La Sbav augura Buon Natale e felice anno nuovo,- e prendeva la mancia. Questa mancia poteva essere anche ragguardevole e Marcovaldo avrebbe potuto dirsi soddisfatto, ma qualcosa gli mancava.
Ogni volta, prima di suonare a una porta, seguito da Michelino, pregustava la meraviglia di chi aprendo si sarebbe visto davanti Babbo Natale in persona;
si aspettava feste, curiosità, gratitudine. E ogni volta era accolto come il postino che porta il giornale tutti i giorni. Suonò alla porta di una casa lussuosa. Aperse una governante. - Uh, ancora un altro pacco, da chi viene?- La Sbav augura...- Be', portate qua, - e precedette il Babbo Natale per un corridoio
tutto arazzi, tappeti e vasi di maiolica. Michelino, con tanto d'occhi, andava dietro al padre. La governante aperse una porta a vetri. Entrarono in una sala dal soffitto alto alto, tanto che ci stava dentro un grande abete. Era un albero di Natale illuminato da bolle di vetro di tutti i colori, e ai suoi rami erano appesi regali e dolci di tutte le fogge.
Al soffitto erano pesanti lampadari di cristallo, e i rami più alti dell'abete s'impigliavano nei pendagli scintillanti.
Sopra un gran tavolo erano disposte cristallerie, argenterie, scatole di canditi e cassette di bottiglie.
I giocattoli, sparsi su di un grande tappeto, erano tanti come in un negozio di giocattoli, soprattutto complicati congegni elettronici e modelli di astronavi. Su quel tappeto, in un angolo sgombro, c'era un bambino, sdraiato bocconi, di circa nove anni, con un'aria imbronciata e annoiata.
Sfogliava un libro illustrato, come se tutto quel che era li intorno non lo riguardasse.
- Gianfranco, su, Gianfranco, - disse la governante, - hai visto che è tornato Babbo Natale con un altro regalo? - Trecentododici, - sospirò il bambino - senz'alzare gli occhi dal libro. - Metta lí. - È il trecentododicesimo regalo che arriva, - disse la governante. - Gianfranco è cosí bravo, tiene il conto, non ne perde uno, la sua gran passione è contare. In punta di piedi Marcovaldo e Michelino lasciarono la casa.- Papà, quel bambino è un bambino povero? - chiese Michelino. Marcovaldo era intento a riordinare il carico del furgoncino e non rispose subito.
Ma dopo un momento, s'affrettò a protestare: - Povero?Che dici? Sai chi è suo padre? È il presidente dell'Unione Incremento Vendite Natalizie! Il commendator...S'interruppe, perché non vedeva Michelino. Michelino, Michelino! Dove sei? Era sparito.
" Sta’ a vedere che ha visto passare un altro Babbo Natale, l'ha scambiato per me e gli è andato dietro... " Marcovaldo continuò il suo giro, ma era un po' in pensiero e non vedeva l'ora di tornare a casa. A casa, ritrovò Michelino insieme ai suoi fratelli, buono buono. - Di' un po', tu: dove t'eri cacciato?- A casa, a prendere i regali... Si, i regali per quel bambino povero...- Eh! Chi? - Quello che se ne stava cosi triste.. - quello della villa con l'albero di Natale...- A lui? Ma che regali potevi fargli, tu a lui? - Oh, li avevamo preparati bene... tre regali, involti in carta argentata. Intervennero i fratellini. Siamo andati tutti insieme a portarglieli! Avessi visto come era contento! - Figuriamoci! - disse Marcovaldo. - Aveva proprio bisogno dei vostri regali, per essere contento! - Sí, sí dei nostri... È corso subito a strappare la carta per vedere cos'erano...- E cos'erano? - Il primo era un martello: quel martello grosso, tondo, di legno...- E lui? - Saltava dalla gioia! L'ha afferrato e ha cominciato a usarlo!- Come? - Ha spaccato tutti i giocattoli! E tutta la cristalleria! Poi ha preso il secondo regalo... - Cos'era?- Un tirasassi. Dovevi vederlo, che contentezza... Ha fracassato tutte le bolle di vetro dell'albero di Natale. Poi è passato ai lampadari... - Basta, basta, non voglio più sentire! E... il terzo regalo?- Non avevamo più niente da regalare, cosi abbiamo involto nella carta argentata un pacchetto di fiammiferi da cucina. È stato il regalo che l'ha fatto più felice. Diceva: " I fiammiferi non me li lasciano mai toccare! " Ha cominciato ad accenderli, e...-E...?- …ha dato fuoco a tutto!
Marcovaldo aveva le mani nei capelli. - Sono rovinato! L'indomani, presentandosi in ditta, sentiva addensarsi la tempesta. Si rivesti da Babbo Natale, in fretta in fretta, caricò sul furgoncino i pacchi da consegnare, già meravigliato che nessuno gli avesse ancora detto niente, quando vide venire verso di lui tre capiufficio, quello delle Relazioni Pubbliche, quello della Pubblicità e quello dell'Ufficio Commerciale.
- Alt! - gli dissero, - scaricare tutto; subito! " Ci siamo! " si disse Marcovaldo e già si vedeva licenziato. - Presto! Bisogna sostituire i pacchi! - dissero i Capiufficio. -
L'Unione Incremento Vendite Natalizie ha aperto una campagna per il lancio del Regalo Distruttivo! - Cosi tutt'a un tratto... - commentò uno di loro. Avrebbero potuto pensarci prima...- È stata una scoperta improvvisa del presidente, - spiegò un altro. - Pare che il suo bambino abbia ricevuto degli articoli-regalo modernissimi, credo giapponesi, e per la prima volta lo si è visto divertirsi...- Quel che più conta, - aggiunse il terzo, - è che il Regalo Distruttivo serve a distruggere articoli d'ogni genere: quel che ci vuole per accelerare il ritmo dei consumi e ridare vivacità al mercato... Tutto in un tempo brevissimo e alla portata d'un bambino... Il presidente dell'Unione ha visto aprirsi un nuovo orizzonte, è ai sette cieli dell'entusiasmo... - Ma questo bambino, - chiese Marcovaldo con un filo di voce, - ha distrutto veramente molta roba? - Fare un calcolo, sia pur approssimativo, è difficile, dato che la casa è incendiata... Marcovaldo tornò nella via illuminata come fosse notte, affollata di mamme e bambini e zii e nonni e pacchi e palloni e cavalli a dondolo e alberi di Natale e Babbi Natale e polli e tacchini e panettoni e bottiglie e zampognari e spazzacamini e venditrici di caldarroste che facevano saltare padellate di castagne sul tondo fornello nero ardente. E la città sembrava più piccola, raccolta in un'ampolla luminosa, sepolta nel cuore buio d'un bosco, tra i tronchi centenari dei castagni un infinito manto di neve. Da qualche parte del buio s'udiva l'ululo del lupo; i leprotti avevano una tana sepolta nella neve, nella calda terra rossa sotto uno strato di ricci di castagna. Usci un leprotto, bianco, sulla neve, mosse le orecchie, corse sotto la luna, ma era bianco e non lo si vedeva, come se non ci fosse. Solo le zampette lasciavano un'impronta leggera sulla neve, come foglioline di trifoglio. Neanche il lupo si vedeva, perché era nero e stava nel buio
nero del bosco. Solo se apriva la bocca, si vedevano i denti bianchi e aguzzi. C'era una linea in cui finiva il bosco tutto nero e cominciava la neve tutta bianca. Il leprotto correva di qua ed il lupo di là. Il lupo vedeva sulla neve le impronte del leprotto e le inseguiva, ma tenendosi sempre sul nero, per non essere visto.
Nel punto in cui le impronte si fermavano doveva esserci il leprotto, e il lupo usci dal nero, spalancò la gola rossa e i denti aguzzi, e morse il vento. Il leprotto era poco più in là, invisibile; si strofinò un orecchio con una zampa, e scappò saltando. È qua? È là? no, è un po' più in là? Si vedeva solo la distesa di neve bianca come questa pagina. December 23 Parenti SerpentiOggi è una giornata di merda..
Lo è stata anche ieri.. quindi nell'insieme è un periodo di MERDA!
Non so quante persone nel mondo abbiano all'interno della propria famiglia problemi come i miei, ma io sinceramente mi sto rompendo i coglioni.
Gli adulti si comportano come bambini , si odiano per cagate e si feriscono..
Quante puttanate... e io mi trovo in una schifosissima posizione..
Tra i bambini e gli adulti, e non so cosa fare, se non cercare di farli ragionare un po'.. ma poi va a finire che se la prendono anche con me...
Quindi.. meglio lasciarli nel loro brodo.. ma vi assicuro che non è bello avere essere circondati da musoni e sclerati quasi alla vigilia di Natale...
La famiglia Adams in confronto è meno infelice.
December 09 Tutte cazzate?!?Un semplice conoscente,quando viene a casa tua,agisce come un invitato. Un vero amico apre il tuo frigo e si serve. Un semplice conoscente non ti ha mai visto piangere. Un vero amico ha le spalle temprate alle tue lacrime. Un semplice conoscente non conosce i nomi dei tuoi genitori. Un vero amico ha i loro numeri di telefono nell'agenda. Un semplice conoscente porta una bottiglia di vino alle tue feste. Un vero amico arriva presto per aiutarti a cucinare e rimane fino a tardi per aiutarti a pulire Un semplice conoscente detesta che tu lo chiami dopo l'orario in cui è abituato ad andare a dormire. Un vero amico ti chiede come mai hai messo tanto tempo a chiamarlo. Un vero amico si informa della tua romantica storia d'amore. Un semplice conoscente potrebbe fare dell'ironia su questa. Un semplice conoscente pensa che l'amicizia è finita dopo una disputa. Un vero amico ti chiama dopo una disputa. Un semplice conoscente si aspetta che tu sia sempre pronto per lui. Un vero amico è sempre pronto per te. December 04 E' ufficiale:L'ITALIA STA ANDANDO A PUTTANE...Ciao a tutti.
Vi copio e incollo un'articolo che ho appena letto su lastampa.it...
Sono indecisa se essere schifata e basta o vomitare definitivamente.
Non posso accettare un'affermazione del genere...BUONA LETTURA!
Treviso, proposta choc della Lega:
"Contro gli immigrati metodi SS" Queste le parole del consigliere leghista di Treviso Giorgio Bettio
TREVISO
«Usare con gli immigrati lo stesso metodo delle SS: punirne dieci per ogni torto fatto a un nostro cittadino». Ha usato queste parole, a quanto scrive «La Tribuna», il consigliere leghista di Treviso Giorgio Bettio, intervenuto durante il consiglio comunale per dare il suo appoggio all’ordinanza anti-sbandati e chiedere metodi più duri contro gli stranieri che abitano in città.
«Non è possibile che gli immigrati vengano a vivere nei nostri condomini e poi comincino a comportarsi come Ras di quartiere o terroristi - dice Bettio - dovrebbero rispettare le regole e invece prima fanno finta di non capire poi, se redarguiti, passano alla minacce. Il decreto è troppo tenero». E lancia la sua proposta: «Gli immigrati che chiedono la residenza, se in possesso dei requisiti, dovrebbero essere messi sotto osservazione per sei mesi». E ancora: «Nel momento in cui ottengono la residenza - dice - la commissione dovrebbe assumersi il compito di seguirne gli spostamenti e controllarne il comportamento andando a chiedere informazioni anche ai vicini di casa. Passati questi primi sei mesi - continua Bettio - se gli stranieri si sono comportati bene, allora possono restare, in caso contrario devono essere sottoposti ad altri tre mesi di verifica e poi espulsi». Poi l’affondo: «Sarebbe giusto fargli capire come ci si comporta usando gli stessi metodi dei nazisti. Per ogni trevigiano a cui recano danno o disturbo, vengono puniti dieci extracomunitari». |
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